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Articoli - Yoga
Scritto da Emanuela Carboni   

senza "seme" quando il cosciente si fonde col conosciuto, realizzando la scomparsa della dualità.

Nonostante i vari tentativi di descrizione del samadhi, esso rimane comunque un'esperienza straordinaria non compiutamente descrivibile attraverso il linguaggio che si fonda appunto sulla dualità.

Gli Yogasutra non furono l'unica formulazione teorica, né la più diffusa; sebbene commentati e noti negli ambienti letterari indiani e occidentali rimasero il fondamento indiscusso delle scuole di yoga più tradizionali, testo imprescindibile di ogni serio praticante fino al giorno d’oggi.

YANTRASuccessivamente lo Yoga detto post-classico si discostò in forma più o meno sostanziale da questa impostazione. Le correnti più significative furono fortemente sensibili al Tantrismo (termine controverso coniato in Occidente che colloca i primi

testi tra il VI e il VII secolo d.C.). Qui le pratiche energetiche e rituali assunsero un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell’obiettivo finale: la liberazione per mezzo del "desiderio" in ogni sua manifestazione, grazie all'immanenza divina in ogni aspetto cosmico e microcosmico. Sotto il termine Hatha-yoga troviamo numerose tecniche corporee e settori specifici d’esperienza fisica,  permeabili alle pratiche tantriche, che si svilupparono con grande considerazione della purificazione e perfettibilità corporea. Ma insieme al cosiddetto Tantrismo  prese corpo una visione non duale della realtà, che tese a superare il dualismo dell'antico Samkhya. La visione Advaita-Vedanta, espressa dal grande filosofo e saggio Adi Shankaracharya (788-820 d.C.),  riaffermava ora l’unicità del Reale, e  ridava vitalità all'Induismo fiaccato dal successo del Buddismo.



Ultimo aggiornamento Martedì 31 Gennaio 2012 14:11
 


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