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Ora scuole e indirizzi si vanno moltiplicando in modo vertiginoso, riflettendo i ritmi “tecnologici” della vita contemporanea, accostandosi efficacemente alle discipline mediche, sportive e artistiche, ma spesso correndo il rischio di dimenticare la profonda unitarietà di significato che ne caratterizza l’origine e sopratutto il fine. Concludiamo questi brevi cenni esplicativi con le pragmatiche parole che la tradizione ci trasmette, dedicate a chi voglia intraprendere questo cammino.
Lo Yoga, o Arjuna,
non è per chi mangia troppo né per chi non mangia affatto,
né per chi ha l’abitudine di dormire troppo o per chi
[al contrario]rimane [sempre] sveglio.
Chi regola convenientemente i propri pasti
e i propri riposi, gli sforzi nell’azione
e la parte da assegnare al sonno e alla veglia,
a lui appartiene lo Yoga distruttore della sofferenza.
(Bhagavad Gita, VI, 16-17)
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