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Ne La sintesi dello Yoga, la sua opera filosofica più nota, fonde gli aspetti devozionali (bhaktiyoga), di conoscenza (jnanayoga) e di azione (karmayoga) nella trasfigurazione divina della materia, quale compito umano, dando così una nuova impronta alla prospettiva mistica tradizionale. Aurobindo parlò della sua produzione intellettuale come testimonza dell'accesso alle verità metafisiche attraverso la pratica meditativa, e non come risultato di mera speculazione.
Mohandas Karamchand Gandhi (1869 –1948), celebre e principale protagonista della battaglia per l’indipendenza nazionale indiana, maestro di vita, attuò con rigore la prospettiva del Karmayoga: azione disinteressata e offerta a Dio. Teorizzò la rigenerazione sociale e politica del mondo con l'arma della forza spirituale, praticando la non violenza, la comprensione e la tolleranza, sotto il principio fondamentale del Satyagraha, (sat , Essere/Vero e agraha, fermezza/forza). Gandhi propose l’osservanza dei primi due livelli dell’Asthanga yoga di Patanjali (che tradizionalmente erano riservati agli asceti), a tutti gli esseri umani senza distinzioni; in particolare il primo di questi, aimsha, la non violenza, fu per lui il requisito vincolante della vita politica e sociale. Commentatore della Bhagavad-gita che introduce col titolo “Yoga del non attaccamento” ne fece la propria costante ispiratrice. Di quest’opera ne sottolineò con forza i versi che orientarono la sua pratica yogica quotidiana: la ripetizione del nome di Dio, come Rama, suono sacro che pronunciò fino in punto di morte.
Infine ricordiamo Sudhami o Mata Amritanandamayi Devi (1953 -)nota in tutto il mondo per il suo inedito modo di trasmettere il messaggio di amore universale: l’abbraccio personale e individuale. Di umilissime origini nasce in un piccolo villaggio di pescatori del Kerala, nonostante forti incomprensioni e ostacoli familiari raggiunge la sua piena realizzazione e inizia la sua opera nel mondo.
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